
A chi passa per il centro di Vittorio Veneto, balza subito all’occhio il Monumento alla Città di Vittorio Veneto, che idealmente divide la piazza del municipio, Piazza del Popolo, dai giardini.
E può sembrare un semplicissimo tributo ai caduti delle guerre, ma in realtà è un opera ben più complessa e che merita un approfondimento, soprattutto per la storia che si cela dietro la sua realizzazione.
Quindi eccovi un minimo di storia e di spiegazione dell’opera, cosi se siete nei paraggi, almeno potete approfondire la visita di quello che non è solo un monumento, ma anche la mirabile scultura di un grande artista.
DOVE
Siamo a Vittorio Veneto, nel quartiere denominato “Centro” e nato nel periodo Ottocentesco dopo l’unificazione dei due precedenti comuni Ceneda e Serravalle. Il monumento si trova in Piazza del Popolo, piazza che oltre ad ospitare la scultura vede anche il municipio e di fronte i bellissimi giardini, vanto della nostra città.

LA STORIA DEL MONUMENTO
Il monumento Vittoriese ha senza dubbio avuto una storia travagliata. Già dal 1918, data in cui la guerra finì con la famosa Battaglia di Vittorio Veneto, si pensò alla creazione di un monumento che commemorasse le vittime, numerose, del conflitto mondiale.
Da tale data, si susseguono idee per la creazione del monumento celebrativo. Tutte grandiose, come grandiosa era stata la Vittoria.
- IL PIZZOC. Si pensò di realizzare una grande piramide con una cappella votiva ed un gran piazzale, con una sontuosa cascata d’acqua e immagini simboliche sul Pizzoc, montagna di circa 1500 mt s.l.m., sopra Vittorio Veneto. Il grande piazzale doveva ospitare autorità e persone durante gli eventi ufficiali. Ovviamente l’idea venne scartata per i costi troppo elevati.
- IL MONTE ALTARE. Il centro della Città è dominato da una collina chiamata Monte Altare (sulla cui sommità ora c’è una grandiosa croce). Si pensò di spianarla, tagliandone la cima e realizzare anche qui una piramide con annessa cappella votiva, come una sorta di sacrario. Ovviamente, scartata anche questa, sia per i costi che per l’impatto sulla collina.
- IL SAN GOTTARDO. Anche il San Gottardo è una collina che guarda sul centro della Città. Si pensò di realizzare un memoriale, scavando nella montagna, con una sorta di obelisco ad abbellirlo.
- L’ARCO DI TRIONFO. Si pensò di realizzare uno spettacolare arco di trionfo (tipo quello parigino) sormontato da una altrettanto gloriosa Vittoria Alata, da posizionare nel centro del Viale della Vittoria.
- LA PIRAMIDE. Un immenso monumento celebrativo fatto a forma di piramide, con una Vittoria di Samotracia, posizionato in Piazza del Popolo.
Nessuno dei progetti era realizzabile, soprattutto per gli elevati costi di realizzazione.
Aristide Selmi, sulla Domenica del Corriere del 28 marzo 1963, scrive: “…quello dei monumenti è un antico vizio del nostro paese. Se ne incontrano dovunque, in ogni piazza, in ogni villaggio. Gli unici a non averlo probabilmente sono quelli di Vittorio Veneto, e loro, un motivo vero per un monumento ce l’hanno: Vittorio Veneto è il simbolo della Vittoria, la fine della guerra i cui sovrumani sacrifici sopportati da tutti gli Italiani, valsero l’indipendenza e l’unificazione.”
Intorno a metà degli anni Sessanta, dopo quindi un’altra Guerra Mondiale e vent’anni di Fascismo, si torna a parlare della necessità di un monumento. Anche perché si avvicinava il 1966, anno che rappresentava il centenario della fondazione della Città.
A questo punto della storia, serviva quindi un monumento che ricordasse il Centenario, la Grande Guerra, l’unificazione, l’indipendenza, la libertà e la resistenza.
In questo scenario, Giorgio Vandelli, insegnante al Collegio Dante, e 16 studentesse della ragioneria del collegio, propongono a giunta comunale, concittadini e stampa, un nuovo progetto. Una Nike di Samotracia, in cemento armato, molto molto alta, posta sulla parete a picco sul monte Marcantone, dove si trova il Santuario di Santa Augusta. Un’opera grandiosa, visibile da grande distanza, raggiungibile anche tramite una strada che era già stata segnata e che bastava semplicemente continuare, per realizzare poi un apposito spazio per le cerimonie. Addirittura, per la sua realizzazione, tramite intervento del Prof. Vandelli, si era messo a disposizione l’esercito del V Corpo d’Armata. Vandelli e le sue studentesse si accollano il riscontro positivo da parte dell’opinione pubblica, ma il progetto non verrà mai realizzato, per i costi troppo elevati.
Sempre negli anni Sessanta, il sindaco Mario Ulliana ed una commissione consiliare, indicono un concorso a livello Nazionale, per coinvolgere gli artisti dell’epoca nella realizzazione del monumento.
Augusto Murer, risulta essere il più convincente e nel 1966, gli viene dato l’incarico, avvalendosi dell’aiuto dell’Arch. Franco Posocco per il posizionamento dell’opera nella piazza. Ha due anni di tempo per realizzare l’opera.
Il 4 novembre 1968 il monumento è finito e viene inaugurato alla celebrazione per il Cinquantenario dalla fine della Prima Guerra Mondiale, alla presenza del Presidente della Repubblica Saragat, del Presidente della Camera Pertini, del Presidente del Consiglio Leone, dell’allora sindaco, della Signora Tandura, dei cittadini e di Albino Luciani che benedice l’opera (il futuro papa).
A togliere il drappo con i colori della Città, c’è Maddalena Peterle, la Sig.ra Tandura, inaugurando l’opera e scoprendo la lapide alla base del monumento. (Per chi non lo sapesse, Tandura è stato il primo paracadustista in azione di guerra al mondo, ed era Vittoriese doc. Ovviamente, è stato decorato con la Medaglia d’Oro al Valor Militare)

LA SCULTURA – MONUMENTO
Si può quindi ammirare un’opera complessa, che racchiude l’idea di celebrare il Centenario della Città, i Cinquant’anni dalla Vittoria e la Resistenza, che ci è valsa la Medaglia d’Oro.
Murer riesce a far confluire tutto in un’opera visibile a tutti, in cui camminare ed ammirare da vicino.
Il monumento è composto da figure in bronzo che possono circondare il visitatore nello spazio vuoto, in cui è inserita l’opera. Soprattutto è un monumento che si sposa perfettamente con la piazza in cui è inserita.
E’ composta da diversi materiali, scelti appositamente per la realizzazione di quest’opera e con, ovviamente, un significato. Il bronzo è impiegato per le figure umane, realizzate quasi a grandezza naturale, la pietra d’Istria per i rialzi, la pietra del Grappa/di Asiago per il lastricato e la pietra masegna per il cippo.
I nove diversi elementi che compongono l’opera, sono stati sapientemente uniti per raccontare la storia.
- L’ARDITO – L’ardito è la figura che a mio avviso spicca su tutte, a testimonianza dei sacrifici avvenuti nella Prima Guerra Mondiale. E’ collocato su una base, che funge quasi da altare, mentre è intento a tagliare filo spinato, contorcendosi tra il metallo. Con i movimenti proposti da Murer, rappresenta la solitaria violenza vissuta dagli arditi. Rappresenta anche la momentanea impossibilità nel raggiungimento della libertà. Una rappresentazione del sacrificio, per il raggiungimento degli ideali. A dividere l’ardito dalle altre figure dell’assalto, due blocchi di pietra masegna, a rappresentare le trincee.
- I PATRIOTI – Le figure dei patrioti fanno trasparire il dolore. Sono rappresentati come rinchiusi in carcere: uno con il volto reclinato, mentre l’altro fiero e dritto come per affrontare l’oppressore che lo ha rinchiuso. Le mani di entrambi sono raffigurate legate ad una corda, a testimonianza della mancata libertà e le “pareti” che li racchiudono, anch’esse rappresentano il carcere e la conseguente mancanza di libertà.
- I DEPORTATI – Sono collocati nel centro dell’opera e rappresentano due ebrei deportati nei campi di concentramento. Sono facilmente riconoscibili perché, a dispetto delle altre figure sono magri, scarni, allungati.
- IL FUCILATO – Rappresentato con le mani in alto, come davanti al plotone di esecuzione e con il corpo inarcato, come se stesse esalando l’ultimo respiro dopo gli spari ricevuti.
- I PARTIGIANI – I partigiani vengono raffigurati in due sculture. Il primo uomo, con un fazzoletto al collo, il secondo, avvolto nel tabaro e appoggiato al caricatore delle munizioni. Le espressioni sono un misto di paure e speranze.
- LA STAFFETTA – E’ immortalata mentre passa il caricatore al partigiano. La ragazza è rappresentata in movimento e con espressione guardinga e regala un momento per capire il ruolo fondamentale della donna partigiana in quel periodo.
- L’ASSALTO – Le figure appaiono protese in avanti con le braccia in aria e gli elmetti di protezione indossati, esprimono tutta la volontà di attaccare il nemico.
- IL CIPPO – detto anche il “cippo della pace” raffigura principalmente le speranze per il futuro. E’ rappresentata la maternità, la pace con le colombe, l’universo e le galassie che rappresentano il legame dell’uomo con la scienza e la raffigurazione di Papa Giovanni XXIII, il papa buono e fautore della pace.
- LA PROFUGA – Raffigurata mentre fugge con sulle spalle un bambino. Sul volto espressione di terrore, quasi a raffigurare un urlo mentre fugge a piedi scalzi e con il bimbo che disperato alza le braccia verso l’alto.
Sulla base, incise nel bronzo, a fare da collante a tutta l’opera le parole dell’On. Francesco Franceschini, vittoriese e padre costituente: “Gloria di eventi vittoriosi qui per sempre corona i secolari aneliti della patria indipendenza unità libertà consacrando il risorgimento del popolo nell’olocausto dei figli ai non immemori segna le aperte vie della fraternità della pace illuminando di fede l’ardua ascesa degli Italiani”
Insomma, quello che vi aspetta non è solo un monumento, ma un vero e proprio salto nella storia locale e mondiale della nostra cara patria.

Buongiorno, è possibile avere qualche riferimento bibliografico? In particolare per il progetto Vandelli.
Grazie!
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Buona sera! Mi mandi una mail così vedo di risponderle da lì.
grazie
Giulia
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Ecco la mia email.Grazie! Massimo Della Giustina
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Vittorio Veneto, una parte di me rimane lì con i miei ricordi migliori: mia mamma Getti, mio papà Maxin, le zie Cici e Nuci, lo zio Vittorino, i miei cugini Giovanna e Bartolomeo, i miei professori di liceo Mago Jago, Piccoli, Bottegal, i miei amici Cece Vascellari, Piero Rossi, Cristina Bertola, Blandaleone.
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Sono lieta di averle portato alla memoria questi ricordi!😊
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