VITTORIO VENETO – LA FESTA DEL PATRONO SAN TIZIANO

Se mi seguite da un po’, sapete che Vittorio Veneto nasce dall’unione di due vecchi paesi: Ceneda e Serravalle.

Quindi, da questa unione ne escono due Santi patroni: San Tiziano e Santa Augusta.

San Tiziano è diventato il patrono ufficiale della Città di Vittorio Veneto ed è il Santo protettore della Diocesi di Vittorio Veneto. Si festeggia il 16 gennaio.

L’altra, forse addirittura più sentita, è diventata la Santa “non ufficiale” ma che comunque si celebra con una plurisecolare fiera il 22 agosto.

Nel dettaglio oggi vi parlo del patrono ufficiale, il nostro San Tiziano, che al di la della mera celebrazione ecclesiastica, vanta un posto di rilievo anche tra i contadini, che attribuiscono alla giornata patronale l’andamento del clima e tra i giovani, perchè la festa, segna la presenza di un luna park in paese.

Molto curiosa è anche la sua storia e la leggenda a lui attribuita. Vi lascio anche il racconto tradizionale, in dialetto, così è più autentica, ma vi metto anche una parafrasi, in modo tale che tutti possiate capire!

LA LEGGENDA

Na volta, quando che a Zeneda comandèa i omeni foresti vegnesti da distante e che i ghe cìamea Longobardi, perchè no i se taìea mai la barba, quei de Zeneda, che no i vèa ancora un Santo come patrono, come che i lo vèa, inveze, quei de Seraval, “S. Gusta benedeta”, i a fufigna par robarghe S. Tiziàn a quei de Oderzo che i era scampadi in tel mar quando che al re longobardo al ghe vèa brusa al paese.

Ma i Zenedesi, par quant che i vesse fat tut de scondiòn, no i è stati boni de fàrghea franca parchè, cò i è stati sul tornàr indrio, i è stati cìapadi dai Opitergini sul pasaìo del Livenza, a Setimo, e, alora, i ghe à impiantà su un bordel e un barufon che no ‘l finìa pì.

I se vèa ciapà suito a paròe e a bote e, ormai, i stèa par còparse quando, un vecio co la barba che nessun vèa vist prima, al se à mess a zigarghe drìo.

“Ohe! Zent! Cossa èo tut sto riduto: vùi mi, vùi ti? Ve pareo de vòerghe ben al Santo copàndove cussì? Parcossa inveze, no ghe domandèo a Lu dove ch’el vol ‘ndar? Metèo in te ‘na barca sul Livenza e assèo ch’el se range!”

A ste paròe, tuti i se à fermà, i se à vardà fra de lori, i à fat come che ghe vèa dit al vecio e, pò, i è ‘ndati su l’acqua a vèder quel che podèa sucèder. No i à dovest spètar tant parchè, cossa èo, cossa no èo, la barca l’à scomizià a moverse da èa sola ma, nò in zò, verso al mar, come che i sperèa quei de Oderzo, ma in sù, verso le montagne de Zeneda. Quando la barca del Santo la pasèa par i paesi, tute le campane le sonèa da lore sòe e la zent la còrea in zima all’acqua par veder quel che no i vèa mai sentì e che, zerto, no i varìa mai pì vist in vita sòa. ‘Na volta rivada sora Cavolan, la barca la se à voltà a sinistra e ciapà l’acqua del Mesch che, là, al se bùta in te ‘l Livenza, l’à continuà a ‘ndar in sù fin sora San Giacomo dèa vizilia dove la se à fermà, proprio vizin al campèt dea bona veceta dei Barlò.

Co tuta la zent, al Vescovo e i preti de Zeneda i è rivadi zo par ciòr l Santo, par quant che i fesse no i era boni de mòverlo, e i era quasi inrabìadi co Lu, quando, finalmente, la veceta Barlòda ghe ha vegnèst de dir: “Vardè che San Tizian al vol rivar a Zeneda da lu sol parchè un doman no ghe sia nissun ch’el dighe che l’è rivà a Zeneda parchè i lo à portà. Mi ghe imprèste al car e la me vacheta e Lu ch’el vàe, quando e dove ch’el vol”.

Pena dita ste paròe, al Santo al se à lassà ciapàr e mèter sul car e la vecia Barlòda la ghe ha zigà drio ala so vacheta “Arri, col nome de Dio e de San Tiziàn benedeto!” e tuta la zent drìoghe per Mezzavilla, par al Ciodo, la cal de Poz, fin in piaza del Domo.

Intant che i sonèa le campane e i preti col vescovo e ‘l popolo i portèa in ciesa S. Tiziàn, tuti i demoni che i era in giro i à scumizià a ‘ndar de stornedòn e quei che i era in tèa panza de ‘na tosa i è scampadi fora zigando e urlando ch’el parèa che li scorteghesse vivi e che li copèsse.

Da alora, l’è pasà tanti ani ma San Tiziàn l’è restà, e ‘l restarà par sempre, zitadin dèa “Zeneda Zorla”!

Parafrasando, la storia è la seguente:

Al tempo dei Longobardi, i cenedesi non avevano ancora un santo patrono/protettore. Quindi si erano messi in testa di trafugare San Tiziano a quelli di Oderzo. I cenedesi però non sono riusciti a scappare dagli opitergini e si sono scontrati nella zona dell’odierno Portobuffolè. Oramai si stavano prendendo per i capelli, quando è apparso un vecchio che ha suggerito di mettere il Santo su una barca sul Livenza e far decidere a lui. Così facendo, la barca ha cominciato a risalire le acque del Livenza in direzione Nord, ha imboccato il Meschio (che è un affluente del Livenza) e si è fermato a San Giacomo di Veglia (frazione di Vittorio Veneto). In ogni paese passato, suonavano da sole le campane e la gente accorreva in riva al fiume incuriosita. Arrivato a San Giacomo, accolto dal Vescovo e dai preti, si è bloccato. Una vecchietta interviene offrendo un carro con una mucca e dicendo che San Tiziano vuole arrivare a Ceneda da solo, in modo da non destare controversie si chi lo abbia realmente mosso da Oderzo. Così facendo il carro comincia a muoversi autonomamente fino alla piazza del Duomo a Ceneda. Durante il tragitto tutti i demoni presenti scappano via e urlano come se stessero per essere squartati. Da quel momento, San Tiziano è diventato cittadino di Ceneda!

Badate bene. Questa è la storia che viene raccontata a Ceneda e a Vittorio Veneto in generale. Già se ascoltate quella raccontata ad Oderzo, noterete numerose discrepanze. Diciamo pure che la nostra è leggermente più patriottica!

Resta comunque il fatto che, San Tiziano, a Ceneda, ci sia arrivato di sua volontà.

San Tiziano ed i particolari della sua leggenda-tempera su tavola-Nikla De Polo – fonte: diocesivittorioveneto.it

LA SUA STORIA

San Tiziano, nasce nell’isola di Eraclea intorno al 555 d.c., negli allora territori di Oderzo. Da giovane, inviato ad Oderzo, sotto la guida dell’allora Vescovo San Floriano, viene educato ad una vita ecclesiale. Ben presto, diventa Vescovo proprio di Oderzo, carica che riveste per 25 anni. Muore poi il 16 gennaio 632, acclamato come grande taumaturgo. All’epoca la zona era governata dai Longobardi, che avevano soppiantato l’impero bizantino. Proprio loro, avevano creato il Dicato di Ceneda e soprattutto, avevano raso al suolo completamente Oderzo. Sempre per merito dei Longobardi, il corpo venne traslato da Oderzo a Ceneda.

LA TRADIZIONE

Al di la della storia e della leggenda, come ogni Santo che si rispetti, ha i suoi proverbi. Molto sentiti un tempo, forse un po’ meno oggi.

Il primo recita “San Tiziàn, neve o paltan” – A San Tiziano neve o fango. Sta cioè ad indicare che il giorno di San Tiziano o verrà neve oppure pioggia (il paltan il dialetto è il fango). Questo infatti attribuisce un certo andamento climatico, necessario per capire come andrà il raccolto. Ed i contadini da sempre, ne fanno tesoro.

“A san Tiziàn bate i denti anca al can” – A San Tiziano batte i denti anche il cane. Questo indica che il 16 gennaio è uno dei giorni più freddi dell’anno.

I FESTEGGIAMENTI 2023

Da tradizione, a San Tiziano, arrivano le giostre! E anche quest’anno, in Piazza Giovanni Paolo I, è stato allestito un bel luna park con numerose attrazioni che troverete dal 13 al 22 gennaio!

Non mancano poi le celebrazioni solenni per ricordare il Patrono e quest’anno anche per benedire i lavori di restauro eseguiti sulle facciate della Cattedrale e seguiti dal nostro concittadino l’Arch. Fabio Nassuato. La celebrazione del 16 gennaio 2023, è stata presenziata da Sua Eminenza il Card. Angelo Bagnasco.

E ovviamente, non può mancare il piccolo stand con l’immancabile vin brulè del periodo.

Fino a prima del covid, era presente anche una grandiosa Pesca di Beneficenza, che attirava moltissima gente!! Ahimè, quest’anno non ci sarà.

Non mi resta che augurarvi Buon San Tiziano e spero di vedervi presto nella mia bella Vittorio Veneto per assaporare queste leggende dal vivo!

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